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French press limitless....unlike Fox news

22 Gennaio 2015
di Gianbattista Tagliani @gian2910

One of today's top news is that Paris' Mayor Anne Hidalgo is about to sue Fox News.
Why? 
The American network, covering Paris terrorist attacks, while citing urban areas inhabited mainly by immigrants in a precarious economic condition, used terms as the "no-go" zone.
"When we're insulted, and when we've had an image, then I think we'll have to sue, I think we'll have to go to court, in order to have these words removed. The image of Paris has been prejudiced, and the honor of Paris has been prejudiced." is what the mayor said to CNN's Christiane Amanpour.
 If what Mayor Hidalgo announced will actually be pursued wouldn't it be a paradox?
Right after peace was restored, as a result of such an intense emotional shock, most of Europeans felt the urge to shout their belief in an untouchable freedom of speech. Whatever Charlie Hebdo might have published is nothing but freedom of expression.
So why should a comic be unaccountable while a broadcast shouldn't?
Would the suspect that mayor Hidalgo might have been inspired by the "Papal punch", be considered malicious?

Italy's weakness

16 Ottobre 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910


This short post is meant to offer the most realistic idea of why Italy is an exception if compared to modern democracies. 
 Professor Gianfranco Pasquino, one of Italy’s most important political experts, explains the concept of democracy while answering to a mail sent to Coffee Break a political morning show aired by La7. 
“Democracy is exactly where everybody has the right to express himself and where “somebody”, at last,  shall summarize and find the proper compromise within each position. A popular vote will then eventually approve the choice of who’s in charge.”
In other words ideologies, political parties and the act of voting itself  are meaningless. Everybody is a “legislator” and everybody, even if expression of a micro minority, shall have the power to oppose or even to block  any majority’s initiative. 
Why, then, should a candidate or a party aim to obtain the majority of voter’s consensus? 
Gianfranco Pasquino's bio Treccani

video

Questo breve post è vuole dimostrare perché la l'Italia rappresenti un'eccezione se paragonata alle altre democrazie occidentali.
Il Prof. Gianfranco Pasquino uno dei massimi politologi italiani, ospite del programma Coffee Break di La7, spiega il concetto di democrazia rispondendo ad una mail mandata da uno spettatore; "la democrazia esattamente il luogo dove tutti hanno il diritto di parola e poi tocca a qualcuno fare la sintesi. Quel qualcuno fa la sintesi e poi chiede i voti per sapere se ha fatto una sintesi buona o una sintesi cattiva..."
In altre parole le ideologie, i partiti ed il votare in se, sono privi di senso. Tutti sono legislatori, e tutti anche se espressione di una micro minoranza avranno il potere di opporsi e bloccare ogni iniziativa della maggioranza. La democrazia non è la sintesi del volere di tutti ma la responsabile traduzione in realtà delle scelte della maggioranza che proprio perché in democrazia, la minoranza accetterà e rispetterà.

In "media" stat... nihil

6 Agosto 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

La stagione televisiva 2014/2015 potrebbe esser ricordata come la stagione del tracollo dell'informazione.
Tracollo potrebbe suonare addirittura apocalittico ma non inverosimile.
L'italia è una nazione con 60 milioni di abitanti il cui giornale più diffuso tira meno di 500 mila copie e il notiziario più visto fa registrare una media di 5 milioni di spettatori.
In altre parole le fonti informative istituzionali si parlano a meno del 10% della popolazione, per quanto riguarda i TG ed a meno dell'1% per quanto riguarda la stampa in edicola.
Questi numeri certamente non collocano l'Italia nei primi posti della classifica dei paesi che attraggono investitori nell'editoria.
Non di meno va considerato lo straordinario numero di testate esistenti, in parte giustificato dall'incredibile numero di studenti di Scienze della Comunicazione o scuole di giornalismo ma soprattutto riscontro di una delle principali caratteristiche dell'italiano medio; poca propensione all'ascolto ed irresistibile impulso a "dire" qualsiasi cosa su qualsiasi tema.
Perché tracollo?
 Perché come ha rilevato Michele Santoro si è raggiunta la sogli d'allarme della noia e dell'indifferenza nei confronti dell'offerta informativa televisiva. Troppi i talk-show, troppi i programmi d'approfondimento politico a fronte di una scarsa attenzione da parte del pubblico.
Michele Santoro dice senz'altro il vero quando sottolinea l'eccesso di offerta di programmi politici ma non fa alcun riferimento a quella che verosimilmente è la principale causa della disaffezione del pubblico italiano. La relativa (per non dire scarsa) credibilità dei media oltre che la consapevolezza della sostanziale inutilità di dedicare ore di schiamazzi a ipotesi su retro pensieri ("Pinco ha detto questo ma secondo me voleva dire quest'altro"), dietrologie ("Pinco ha fatto questo per quest'obiettivo ma secondo me il suo  vero obiettivo é quest'altro) e via dicendo.
In nessuno dei programmi a diffusione nazionale (talk, rubriche o programmi d'approfondimento) si trattano temi che non afferiscano alla stretta attualità. Non si parla di esteri, di ambiente, energia, salute o alimentazione, cultura o sport. E questo nonostante i titoli di diverse puntate facciano riferimento proprio alle tematiche ignorate. Il livello di abbrutimento raggiunto dalla "massa italica" fa si che le trasmissioni siano ideate, progettate e costruite al solo fine di favorire lo scontro fra fazioni ideologiche. 
E più cruento è lo scontro più è apprezzato dagli editori. 
E' senz'altro curioso che nonostante i dati relativi alla diffusione dei giornali o all'ascolto dei programmi televisivi siano catastrofici (si è celebrato il "successo " di Floris che con il suo nuovo programma è passato dal 3.47% al 4.23% !!!!) nessun editore osa ipotizzare di cambiare il format o i contenuti. In una grottesca guerra tra poveri gli editori italiani si sfidano "rubandosi" i conduttori gli uni agli altri per poi tutti assieme lamentarsi del crollo del mercato pubblicitario. 
Non sprechiamo tempo a studiare quale sia il formato fisico più funzionale o se sia meglio puntare alla distribuzione in edicola o su dispositivi digitali mobili. 
Se non si producono notizie, vere, verificate e verificabili e se non si trattano temi che riguardano le persone che compongono il popolo italiano (e non solo temi che riguardano i loro portafogli) l'informazione nostrana non s'illuda di sopravvivere. 

Esibizionismo coatto

6 Agosto 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Sara' il clima, sara' la crisi, ma ormai in Europa e nel mondo, il morbo si diffonde sempre più. Non l'Ebola.
L'Esibizionismo coatto.
Coatto nel senso di imposto, forzato.
Gli infetti si riconoscono da sintomi ben riconoscibili. Maschi, tra i 30 e 60 anni d'età, ricoprenti incarichi di prestigio, pubblici o privati che siano. Il loro comportamento apparentemente "normale" si caratterizza per un'ossessiva ricerca del consenso estrinsecata dall'uso compulsivo di strumenti e/o professionisti specializzati nella rilevazione del "sentiment" (termine freddo ed onnicomprensivo), italicamente tradotto con "piacimento" (più' elegante e consolatorio alla bisogna).
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato due focolai che destano preoccupazione.
Il primo a Westminster, Londra (UK).
Mentre si svolgeva il question time in aula, il Sottosegretario agli Esteri Inglese, con delega al Medio Oriente Tobias Ellwood ha dichiarato che il Governo Inglese ha avviato un processo di revisione di tutti gli accordi commerciali sugli armamenti. 
Un portavoce del Governo Cameron, come riporta il Guardian ha annunciato che “non daremo più licenze se c’è un chiaro rischio che l’equipaggiamento venga utilizzato per la repressione interna o se c’è un chiaro rischio che possa provocare o prolungare il conflitto”.
La segnalazione OMS di questo focolaio era contrassegnata da un codice che indica la grande rilevanza scientifica a fini di ricerca. In questo caso infatti si ha una visione completa e dettagliata dei sintomi dell'Esibizionismo Coatto. Il Premier David Cameron, che come tutti i suoi colleghi mondiali, ha trascorso le ultime settimane facendo vistosissime capriole pur di non dichiarare nulla, pur di non prendere nessuna posizione sul nuovo conflitto israelo-palestinese, piegato dal virus è stato costretto dalla componente "esibizionista" del virus, a spararne una, una qualsiasi.
E l'ha sparata pure grossa. (Oggi le più grandi commesse di armi e logistiche militari sono tra produttori e le principali PMC Private Military Companies. C'è da chiedere in che modo il Governo UK possa predeterminare la conformità alle convenzioni internazionali, dei vari utilizzi dei materiali che le PMC liberamente decideranno di fare nel tempo.)
Gli scienziati ora sono in fermento per l'occasione, mai avuta prima, di poter studiare l'evolversi del virus. Sarà appagato dai sintomi indotti nell'ospite o si manifesterà ancora? Ed in casi si manifesti di nuovo, come sarà?
 Il secondo focolaio e' segnalato a Mountain View, Santa Clara (California - USA). In questo caso il virus ha colpito il top management di Google, nota multinazionale del web.
Nei giorni scorsi The Daily Dot, testata online di lingua inglese, ha riferito di lamentele di gruppi d'opinione sull'opportunità, da parte di Google, di rendere scaricabili dal loro portale-mercato di app, giochi relativi alla guerra israelo-palestinese.
In seguito a queste lamentele Google avrebbe rimosso dalla piattaforma alcuni dei giochi incriminati.
Nello specifico un portavoce di Google (ricordo, una società privata), rifiutandosi di parlare di singole app ha precisato che "noi rimuoviamo dalla piattaforma Google Play tutte le app che violino le nostre policies, ossia tutte quelle che promuovano in qualsiasi modo l'odio etnico o razziale o che possano rappresentare una minaccia ai danni di altri utenti".
Anche in questo caso il virus ha colpito soggetti che in questo momento, tutto avrebbero voluto, meno che esser coinvolte in qualsiasi modo, nel conflitto tra Israele e Gaza.
Eppure l'Esibizionismo coatto ha indotto anche loro a spararla. E pure loro l'han sparata grossa.
Da quando si sottopongono i video games al vaglio di censori moralisti? Personalmente sono cresciuto nel pieno della generazione Rambo in cui i Sovietici andavano spazzati via. Poco dopo è subentrata la generazione del Golfo, generazione cresciuta a suon di "ammazza l'arabo". E prima ancora della mia generazione c'era quella dei figli dei fiori, usi a sparare digitalmente a qualsiasi essere vivente non americano si muovesse su suolo Vietnamita.
Le misure per debellare il virus sono ancora in fase di studio ma un accorgimento si può usare.
Qualora si avvertisse un irresistibile impulso di comunicare al mondo qualcosa, pur avvertendo un impulso simile ma meno potente, di restare in silenzio, si conti fino a 100.000. Non siamo così ospitali con i virus che ci invadono!

L'Unità è il nostro giornale

29 Luglio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Sull'homepage del Corriere della Sera online, di oggi 29 Luglio 2014 Manuele Bonaccorsi aggiorna i lettori sulla vicenda della messa in liquidazione de L'Unità testata storica del PCI prima e DS poi, fondata da Antonio Gramsci. 
Bonaccorsi riporta la notizia che nei giorni scorsi il tribunale civile di Roma ha emesso tre ingiunzioni di pagamento per una somma complessiva di circa € 110 milioni (al netto degli interessi di mora) a favore di alcune banche (BNL, Intesa San Paolo e Banca Popolare). 
Il "debitore"destinatario delle ingiunzioni? Palazzo Chigi.
Non ci sarebbe alcuna notizia se non fosse che il debito da sanare non è stato prodotto dal Governo ma dalla testata fondata da Gramsci.
Palazzo Chigi è incappato in quest'inattesa grana in ragione di un provvedimento promulgato del governo presieduto da Romano Prodi nel 1998.
Fino a quella data lo stato era garante dei debiti della testata ma dopo quella data è stata concessa la facoltà di trasferire i debiti anche a soggetti diversi dalla società editrice qualora i soggetti creditori non riuscissero a recuperare le somme dai debitori originari. In sintesi, non riuscendo le banche a farsi restituire i soldi dall'editore, hanno potuto rivolgersi a chi garantiva i debiti, che a causa del provvedimento citato poco fa, diventava garante in solido, quasi la garanzia fosse una fideiussione a prima escussione. 
Diverse sono le anomalie che si riscontrano. 
La prima è che lo stato si faceva garante dei debiti accumulati dalla testata e non di somme impegnate a titolo di investimento. Oggi infatti ci sono diversi fondi di garanzia pubblici in favore di imprese private. Ma non garantiscono i debiti accumulati nel tempo. Garantiscono dei prestiti, concessi dalle banche ed ottenuti dalle imprese per lo sviluppo dell'attività.
Se poi l'impresa non è in grado di far fronte all'impegno assunto lo stato garantisce le banche erogatrici. 
L'anomalia sta nel fatto che se con i fondi di garanzia lo stato si impegna a sostenere un impresa che vuole innovare o potenziare la produzione, nel caso de L'Unità lo stato ha finito per condonare la sua cattiva gestione.
La seconda anomalia sta nel fatto che L'Unità, come molte altre testate beneficia dei contribuiti all'editoria. Che non sono finanziamenti garantiti ma iniezioni di risorse a fondo perduto. Lo stato agisce come fosse un socio che fa un aumento di capitale, pur non avendo nessuna responsabilità giuridica nei confronti dell'editore, tanto meno alcun potere gestionale o di indirizzo. 
E questi non sono i soli contributi a sostegno del settore. 
Ogni anno lo stato versa alle Poste una cifra attorno ai € 50 milioni a titolo di compensazione per le agevolazioni che le poste concedono agli editori per la distribuzione delle copie. 
L'Unità ha ottenuto nel periodo 2003 - 2012 (su Governo.it non sono disponibili dati relativi agli anni antecedenti il 2003) contributi per un totale di quasi € 60 milioni.
D'impulso viene da chiedersi come può un giornale che nel 1974 aveva una tiratura di 239.000 copie andate via via calando fino alle 21.000 del 2014, che ha beneficiato di cospicui contributi pubblici e che ha venduto, come tutti, spazi pubblicitari sulle proprie pagine, accumulare un debito così ingente.
Anche perché non sono mancati gli interventi di investitori privati che hanno immesso, nel tempo, nuovi capitali oltre quelli del partito.
Nel 1997 Alfio Marchini (rampollo di una nota famiglia di costruttori romani, recentemente protagonista della corsa alla poltrona di Sindaco di Roma) e Giampaolo Angelucci (Presidente di Tosinvest dove tra gli altri dal 1986 lavora il fratello dell'ex presidente della Camera Gianfranco Fini, imprenditore della sanità oltre che dell'editoria con Il Riformista e Libero) entrano nel capitale del giornale. 
L'Unità era già indebitata ma l'iniziativa di allegare film in cassetta  all'edizione del sabato aveva riequilibrato i conti.
Paradossalmente poi quest'idea fortemente innovativa per l'epoca è stata pregiudicata proprio dalle due testate "amiche" Repubblica e l'Espresso che l'hanno replicata con altrettanto successo, ma a spese dell'Unità. 
Buffo che proprio sulle colonne di Repubblica Michele Serra nel 1998, parlava di "delitto perfetto" ignorando che la causa della crisi de L'Unità potesse esser proprio il suo giornale. 
Sempre nel '98 la redazione composta da 123 (!!!!) giornalisti si è addirittura autoridotta lo stipendio pur di salvare la testata. 
E' poi il turno dell'imprenditore Alessandro Dalai che lasciata l'Einaudi dopo il successo (però sgradito allo stesso Giulio Einauidi) de "Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano" di Gino e Michele, grazie al successo dopo aver rilevato la Baldini e Castoldi, riunisce un gruppo di imprenditori per cercare di salvare L'Unità.
Nel 2007 l'assemblea dei soci respinge il tentativo di scalata dell'ex socio Angelucci (per difendere la coerenza ed il radicamento della testata), e nel 2008 è la volta di Renato Soru, fondatore di Tiscali ed al momento Presidente della Regione Sardegna (fu sollevata la questione conflitto d'interessi ma non ne segui nulla). Da quella data ad'oggi i bilanci de L'Unità non sono però migliorati e l'11 Giugno scorso la società editrice è stata formalmente messa in liquidazione. 
 E' la storia di un'importante quota del patrimonio storico nazionale che è ad un passo dall'esser chiusa. 
Un centinaio di lavoratori, di Persone sta per perdere il proprio lavoro. 
Paradossalmente queste stesse persone dovranno contribuire a pagare i debiti accumulati nel tempo dagli editori, dato che sarà lo stato a dover farvi fronte. Eppure a nessuno degli editori è contestato alcunché. 
Senza dubbio un sistema fondato su contributi a fondo perduto stimola tutto fuorché un'accorta e sana gestione. Il Fatto Quotidiano ne è la prova più lampante. Un giornale può e deve fare a meno dei contributi. Nessun altro settore privato gode di analoghi benefici. Tante sono le imprese, illustri e rilevanti quanto L'Unità sono state fatte fallire nell'indifferenza generale e di conseguenza tanti sono stati i seri e fedeli lavoratori che hanno perso il posto. 
E' inaccettabile che esistano soggetti privilegiati che sono finanziati a fondo perduto per produrre, incassano i proventi della pubblicità e godono di agevolazioni nella distribuzione del loro prodotto e da ultimo, se mal gestiti garantiti in nome di un principio. E' altrettanto inaccettabile che questa vicenda sia ancora una volta il prodotto della commistione fraudolenta tra politica ed imprenditoria privata che poi di privato finisce di aver ben poco. 
Sarà forse dovuta alle tre ingiunzioni la litigata tra il premier Renzi e suo "fratello" Luca Lotti sottosegretario con delega all'Informazione e Comunicazione del Governo e all'Editoria?
Nel 1991 L'unità ha cambiato il proprio sottotitolo da "Quotidiano del Partito Comunista" a "Quotidiano fondato da Antonio Gramsci".
Perché non pubblicare gli ultimi numeri prima della chiusura con il sottotitolo "Quotidiano sostenuto e pagato dal popolo italiano"?

Ad personam

21 Luglio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

E' ancora incandescente il clima prodotto dalla sentenza sul caso Ruby. Silvio Berlusconi è stato giudicato non colpevole perché il fatto non costituisce reato (per uno dei due capi d'accusa) e per non aver commesso il fatto (per il secondo) in riferimento alle contestazioni di prostituzione minorile e concussione aggravata. 
Gli esponenti del centrodestra celebrano un successo. Quelli del centrosinistra producono inequivocabili smorfie che tradiscono il disagio per l'impossibilità di rafforzare le proprio tesi, "forti" di sentenze che si rispettano, punto. Come italicamente consueto tutti si dichiarano soddisfatti, tutti affermano un primato sugli "altri" e soprattutto nessuno ha di che dolersi.
Eppure, proprio in questo caso, una riflessione più approfondita sarebbe quanto meno opportuna.
La quasi totalità degli italiani (sono consapevole di rischiare smentite dando un dato così assoluto) sostiene la teoria secondo cui, nel privato, ciascuno è libero di fare quello che preferisce. Nessuno può ergersi a censore di costumi o passioni.
Eppure questo "pensiero dominante", trasversale più che mai, non è che un'ipocrisia strumentale.
Le dinamiche politiche sono state violentemente stravolte nell'ultimo decennio. Sono scomparse le vecchie sigle dei partiti. Le nuove formazioni si sono sfidate a chi facesse prima a disfarsi della tradizione ideologica  e della cultura politica ereditata. Gli attori della politica, non più onorevoli, si sono dovuti evolvere da esponenti di partito o corrente di partito, in manager della politica prima, e in vettori provvisori di istanze poi.
L'espressione, vettori di istanze, va letta come sintesi di più caratteristiche del parlamentare del 2014.
I partiti possono esser finanziati solo da privati. Le buste paga degli eletti vanno tagliate tanto che solo un ispirato benefattore, pieno di tempo libero, potrà ipotizzare la propria candidatura. E tenuto conto di tutte queste premesse,  quelli che restano, i "super-eletti", devono agire a velocità supersonica perché consapevoli che, massimo un par d'anni, fuori dai piedi.
Questa nouvelle vague globale (ogni paese o area, a modo proprio, ma tutti uniformati al modello base) ha prodotto un nuovo tipo di "animale politico". Dall'individuo autorevole, riflessivo, dotto e saggio si è passati ai "front runner". Persone immagine. Motivatori. Ispiratori. Icone o brand mediatici.
Le campagne elettorali dell'ultimo quinquennio (Francia, USA, UK, Germania, Spagna, India, Australia oltre alle differentemente anomale unicità di Cina e Italia) hanno celebrato figure carismatiche, personaggi da copertina. Ebbene, sia quelli che quelle campagne elettorali le han vinte che quelli che le han perse, si sono proposti in modo identico. Hanno puntato tutti sulla loro immagine, sull'impatto generato dalla loro fisicità o eccentricità.
Programmi e ideologie non "vendono" più. Una persona può piacere, anche a quelli dall'altra parte della barricata.
Se dunque l'obiettivo va puntato sulle persone e l'attenzione data all'individuo invece che alle sue istanze, il cittadino è più che legittimato a voler sapere tutto quello che fa e come lo fa, il "leader" di turno.
Riflettano quelli in prima linea. E' più facile sedurre un elettore piuttosto che convincerlo o ancor di più ascoltarlo e rappresentarlo. Ma la seduzione non è che un'elegante forma d'inganno che viene frequentemente smascherata.

Ius delirandi

21 Luglio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

La seconda metà del Luglio 2014 sarà senza dubbio ricordata per infinite motivazioni, individuali o collettive tra cui c'è la delirante empasse della categoria dei giudici di tutto il mondo(generalizzo geograficamente quanto tematicamente).
Cito solamente, per ovvie ragioni (annoiare consapevolmente chi dovesse leggere queste riflessioni sarebbe quanto meno difficile da spiegare), lo spettacolare quanto inatteso ribaltamento della sentenza di primo grado che ha sancito l'innocenza dell'ex premier Silvio Berlusconi nel processo relativo alla vicenda "Ruby". 
Rifletterei piuttosto su altre due sentenze rimbalzate sui media, una il 16 e l'altra il 20 Luglio.
La sentenza pronunciata il 16 Luglio scorso è stata emessa dal tribunale di Bordeaux (FRA) ed ha condannato Caroline Doudet, popolare blogger critica gastronomica alla correzione del titolo di un suo post ed al pagamento di €1.500 in favore della titolare del ristorante Il Giardino di Cap Ferret, come risarcimento per una recensione intitolata "Il posto da evitare a Cap Ferret, il Giardino", letta da tante persone che ha finito per comparire, sul web, in cima ai risultati dei motori di ricerca tipo google, per chiunque cercasse il nome del ristorante.
La corte non è entrata nel merito del contenuto del post pubblicato dalla blogger. Ha, invece, ribadito l'inviolabile diritto di esprimere qualsivoglia giudizio, purchè non offensivo e dunque non lesivo nei confronti di terzi. Ha però ritenuto sanzionabile, perchè lesivo, il fatto che l'articolo risultasse meglio indicizzato, addirittura dello stesso sito istituzionale del ristorante.
La sentenza di oggi, 20 Luglio 2014 è stata invece pronunciata da un tribunale della Florida (USA) che ha condannato la RJ Reynolds (uno dei principali produttori mondiali di tabacco) al pagamento di $ 23,6 miliardi in favore di Cynthia Robinson a titolo di risarcimento per la morte del marito 36enne (convinto tabagista), consolidando in giudizio (negli Stati Uniti ogni sentenza ha valore di precedente "condizionante" i futuri giudizi su analoghe fattispecie) il nesso di causalità, fumo-tumore al polmone.
Dunque perchè definire queste due sentenze come "delirante empasse della categoria dei giudici"?
Uno degli avvocati che hanno intentato la causa contro la RJ Reynolds ha dichiarato alla BBC di esser consapevole che l'entità della sanzione comminata sia esagerata e che verrà ridotta in appello. Ma ha anche precisato il valore immateriale della mega multa; "da quando ci sono stati i primi ricorsi contro l'industria del tabacco e le prime condanne, nulla è cambiato nella condotta commerciale dei produttori. Un multa così serva dunque da ammonimento perchè le cose cambino".
La "perversione" della sentenza di condanna pronunciata nei confronti di Caroline Doudet sta nel fatto che l'imputata non solo non ha messo in atto alcuna condotta lesiva degli interessi del ricorrente (non è certo la blogger a stabilire le regole che i motori di ricercano usano per ordinare i risultati delle ricerche).
In entrmabe i casi la sensazione epidermica è che i ricorrenti più che cercare giustizia abbiano usato i tribunali per farsi giustizia. Ma riflettendo con più attenzione ci si rende conto che la chiave è il ruolo e l'azione del legislatore e l'eterno conflitto d'interessi tra lobbysti (coloro che promuovono e tutelano gli interessi di determinate categorie di persone) e legislatori (coloro che promuovono e tutelano gli interessi della comunità intera.)
  



Sentenza  Caroline Doudet
http://www.bbc.com/news/technology-28331598


Sentenza RJ Renynolds 
http://www.corriere.it/esteri/14_luglio_20/colosso-tabacco-deve-risarcire-vedova-fumatore-236-miliardi-0eb63526-1003-11e4-85b4-48e325e86ce9.shtml

Evoluzione

1 Luglio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il lietmotiv della crisi iniziata con lo scoppio della bolla immobiliare in USA e arrivata in Europa nel 2008, la ragione che la rende, una vera crisi, tanto spaventosa, è l'assenza di obiettivi, di progetti di qualcosa da raggiungere, conquistare nel futuro prossimo. Un simile presupposto è sorgente naturale di interrogativi e riflessioni. L'approccio non è scientifico ma alimentato da mera curiosità. Quale domani attende la specie umana. 
Darwin, il primo dei curiosi sviluppò una teoria, la teoria evoluzionistica e nello specifico la teoria della selezione naturale. Da Wikipedia; "la selezione naturale è il fenomeno per cui organismi della stessa specie con caratteristiche differenti ottengono, in un dato ambiente, un diverso successo riproduttivo; di conseguenza, le caratteristiche che tendono ad avvantaggiare la riproduzione diventano più frequenti di generazione in generazione. Si ha selezione perchè gli individui hanno diversa capacità di utilizzare le risorse dell'ambiente e di sfuggire a pericoli presenti (come predatori e avversità climatiche); infatti le risorse a disposizione sono limitate, e ogni popolazione tende ad incrementare la sua consistenza in progressione geometrica, per cui i cospecifici competono per le risorse (non solo alimentari).
La selezione, dal canto suo, non può introdurre nella popolazione nessuna nuova caratteristica: tende anzi ad uniformare le proprietà della specie. 
Solo grazie a sempre nuove mutazioni la selezione ha la possibilità di eliminare quelle dannose e propagare quelle (poche) vantaggiose. L'evoluzione è quindi il risultato dell'azione della selezione naturale sulla variabilità genetica creata dalle mutazioni (casuali, ovvero indipendenti dalle caratteristiche ambientali). L'azione della selezione naturale e delle mutazioni viene analizzata quantitativamente dalla genetica delle popolazioni.
E' anche importante sottolineare che la selezione è controllata dall'ambiente, che varia nello spazio e nel tempo e comprende anche gli altri organismi.
Le mutazioni forniscono perciò il meccanismo che permette alla vita di perpetuarsi. Infatti gli ambienti sono in continuo cambiamento e le specie scomparirebbero se non fossero in grado di sviluppare adattamenti che permettono di sopravvivere e riprodursi nell'ambiente mutato".
Dunque questo è quanto all'evoluzione genetica delle specie. E quella relativa ai comportamenti degli individui? 
 Jurgen Habermas ha cercato comprenderne i meccanismi e di applicarli alla realtà. Ancora da Wikipedia;la teoria habermasiana contiene una logica dei livelli di sviluppo dell'umanità. Si possono distinguere tre livelli di sviluppo. Si può affermare che tanto più il "sistema" si forma differenziando se stesso e aumentando la propria complessità tanto maggiore sarà la colonizzazione della Lebenswelt ("mondo vitale") da parte del "sistema", e tanto più gli uomini interiorizzeranno le imposizioni eteronome e sociali come imposizioni autonome individuali – nel senso indicato da Norbert Elias.
Società tradizionali, sono quelle nelle quali la Lebenswelt non si è ancora separata dal "Sistema". Questo significa che le società si riproducono secondo delle modalità nelle quali per esempio la divisione del lavoro non è particolarmente avanzata.
Nel secondo livello, che dal punto di vista storico va dalla riforma protestante fino all'industrializzazione, il "Sistema" si sviluppa al di fuori della Lebenswelt. Con "Sistema" Habermas intende contemporaneamente sia lo stato burocratico che il mercato. "Potere" e "Denaro" sono i media (in senso cibernetico da intendere come mezzi di controllo) di controllo del "Sistema" che costringono gli uomini a seguire una determinata logica di azione. 
Nel terzo livello secondo Habermas i conflitti tra "Sistema" e Lebenswelt emergono chiaramente: "Oggi gli imperativi economici e amministrativi trasmessi attraverso il potere e il denaro si introducono, in altri ambiti che in un certo qual modo vengono danneggiati se si rimpiazza l'agire orientato all'intesa (agire comunicativo) con queste interazioni orientate in modo strategico (agire strumentale) dai media potere e denaro. Habermas si riferisce in questo caso alle Società Industriali.
Sintetizzando dunque si ha evoluzione per selezione naturale quando, in un contesto Lebenswelt alcuni individui mostrano di avere superiori capacità riproduttive, di sopravvivenza ad avversità o ad attacchi predatori. 

Ma che tipo di evoluzione per selezione ci può essere nel terzo livello Habermasiano? Cosa ci aspetta in futuro? Oggi le caratteristiche determinanti la superiorità di un individuo rispetto ad un altro possono essere artefatte (basti pensare alla possibilità di “customizzare” il proprio corpo con terapie, chirurgie, implantologie ecc), sono un prodotto commercialbile e sono sostanzialmente “inutili”. L’essere umano infatti è in cima alla catena alimentare, ha sviluppato teconologie per neutralizzare il clima (l’uomo vive sempre di più in un micor clima universale climatizzato, indipendentemente da in quale punto del globo si trovi) ed ha ottimizzato procedure per favorire la riproduzione tanto che oggi si riproducono soggetti che solo 30 anni fa non avrebbero neanche potuto pensare di farlo (donne ultra 50enni e coppie omosessuali tanto per citarne due). Il paradosso della contemporaneità si riscontra poi in situazioni paradigmatiche come quella dell’uomo più potente del mondo, il presidente degli USA, che disponendo delle migliori tecnologie, di infinite risorse umane e tecniche, finisce per non “saper far nulla” perchè in tutto ciò che esula dal decidere qualcosa o su qualcosa, il Presidente è sostituito/assistito da assitenti o consulenti umani e o informatici.
Ora dunque i fattori rilevanti per l’evoluzione sono quelli del “Sistema” Habermasiano.
Come saranno le generazioni future? 

Europee 2014; risultati e scenari

26 Maggio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Parafrasando Remarque, il voto 2014 per il Parlamento Europeo, si potrebbe sintetizzare con un "Niente di nuovo sul fronte occidentale". Osservando i risultati del blocco atlantico dell'UE, i risultati attesi sono stati confermati. Solo l'Italia, dove era atteso un testa a testa PD-M5S, abbiamo assistito ad una "sorpresa".
In Francia, sommando i risultati dei due partiti d'area (UMP e FN), seppur non in coalizione, si consolida il centrodestra. L'UMP fa segnare il risultato peggiore perdendo 7 punti percentuali rispetto al 2009. I Socialisti, all'Eliseo oggi, considerando gli scandali che hanno coinvolto e coinvolgono il Pres. Hollande hanno lasciato per strada il 2.5% toccando il minimo storico. Marine Le Pen invece è riuscita a rastrellare più di 11 punti percentuali agli altri partiti oltre ai 7 persi dall'UMP. 
In Spagna i due partiti principali PP e PES hanno perso quasi la metà dei consensi ottenuti le 2009 ma hanno mantenuto invariato l'assetto parlamentare. 

Va segnalata però la crescita del fenomeno indipendentista Catalano che ha portato la Sinistra Repubblicana di Oriol Junqueras a triplicare la percentuale di voto. In Germania si è verificato l'opposto che in Spagna. I due principali partiti la CDU di Angela Merkel ed il PES di Martin Schultz sono cresciuti di oltre 6 punti . Il partito Pirata che tanto aveva stuzzicato gli analisti politici è invece rimasto al palo; +0,5% rispetto al 2009 ma 1.4% il risultato finale. L'Italia merita un approfondimento maggiore perché è il paese dove la sfida sembrava più aperta, dove si attendeva una fuga a due di PD e M5S. Invece sorprendendo molti ma non tutti è andato in fuga solo il PD di Matteo Renzi. Il Partito del Nazareno infatti è cresciuto di oltre 13 punti percentuali.
Il dato del centrodestra è sostanzialmente conforme alle attese tenuto conto delle vicende interne ai partiti. La Lega fa registrare un piccolo miracolo, superando lo sbarramento nonostante gli scandali dello scorso anno avessero quasi azzerato il partito e la visibilità mediatica sia stata piuttosto contenuta (Vedi rapporto Canale Tre su Leader e TG link ) e facendo registrare a Matteo Salvini il record di preferenze assieme a Raffaele Fitto (FI). Il risultato italiano diventa molto rilevante se letto attraverso il filtro dei giochi di potere tra potenze continentali. 
La Germania, potrebbe trovare nell'Italia, prossimo presidente di turno, il nuovo partner forte dopo la travolgente perdita di peso specifico del governo del francese Hollande.

Meglio tacere e dar l'impressione d'esser sciocchi che parlare e....

5 Maggio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Ancora una volta non mi posso esimere dal fare i complimenti all'edizione Italiana di quel portale di news (che volutamente non cito), che per titolo ha il cognome di una signora americana battezzata come Arianna. La frenetica rincorsa di pettegolezzi, notizie "filtrate" (e non di rado campate in aria) e scandaletti ancora una volta ha indotto, così, il direttore responsabile della testata a titolare la notizia del giorno: "I laziali mi pagano l'albergo".
A dirlo è la madre dell'uomo ferito gravemente da un colpo d'arma da fuoco, nel corso dei violenti tafferugli che hanno preceduto la finale di Coppa Italia 2014 Fiorentina-Napoli. Per quanto la ricostruzione dei fatti abbia escluso la "matrice ultrà" degli incidenti pre partita, l'irresistibile propensione all'irresponsabile pettegolezzo, del direttore Lucia A. ha prodotto il titolo sensazionalistico citato poco fa. 
E' un fatto grave, irresponsabile e scorretto. 
E non è il primo.
Questo titolone suona come un richiamo alle faide tra quelle bestie chiamate Ultrà. Bestie, stando alle dichiarazioni delle autorità e dei testimoni oculari, estranee ai fatti. 
A che pro fomentare ulteriormente gli energumeni che si son resi protagonisti di infiniti atti di violenza come quelli accaduti prima della finale? 
Si sa ancora poco o niente dei fatti, tanto che destinatari di un provvedimento di arresto sono sia il presunto colpevole che la presunta vittima. 
Eppure si pubblicano comunque notizie da un lato assolutamente irrilevanti (mi domando a chi interessasse chi paghi l'hotel della signora e in che modo possa essere una "notizia") e dall'altro estremamente pericolose. 
Il campionato non è ancora finito. Mancano ancora due giornate. Esacerbare gli animi delle tifoserie, fomentandone ancora di più, se possibile, le varie contrapposizioni è scandaloso. 
La stampa non può agire da agit prop, impunito ed irresponsabile. A meno che non si tratti di giornaletti da stadio...

God save l'arbitro

2 Maggio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910


Paradossi italici: Antonio Conte, nel corso della conferenza stampa dopo il pareggio con il Benfica, costato l'eliminazione dalla semifinale di Europa League, alla Juventus, analizzando la partita, ha evidenziato la tattica ostruzionistica dell'avversario, tattica agevolata da una conduzione arbitrale infelice. Fatto: la Juventus eliminata dal Benfica. Cause: avversario arroccato oltre all'arbitro compiacente. E da lì son seguite infinite disamine, interpretazioni, approfondimenti, virgolettati e via dicendo. L'arbitro, secondo italica antonomasia è "cornuto", "vivisezionabile", "processabile" ed inevitabilmente "crocifiggibile".... 
Miglior esempio di costume italico della dissacrazione dell'autorità, non c'è.
In termini logici questo modus è il naturale effetto dell'art. 2043 del Codice Civile: "Qualunque  fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto, obbliga chi ha commesso il fatto a risarcire il danno". In termini sociologici è la prova della duplicità della personalità dell'italiano medio: metà cittadino, metà arbitro/allenatore/ultrà.
E il paradosso dov'è? 
Il paradosso sta nel fatto che a fronte dell'universale propensione alla contestazione dell'arbitro, dell'altrettanto universale convinzione d'esser legittimati a farlo e di esser nel giusto, siamo il paese dove guai a non "aver fiducia nella magistratura e nelle istituzioni."
Oggi, 2 Maggio 2014, la rivista Micro Mega ha lanciato una raccolta firme (link) perché a Silvio Berlusconi venga revocato l'affidamento ai servizi sociali e venga applicata la pena degli arresti domiciliari.
La condanna dell'ex Premier è stata pronunciata da una Corte composta da individui così come l'affidamento ai servizi sociali è stato determinato da un magistrato secondo un criterio discrezionale (è il Tribunale di Sorveglianza a decretare o meno l'affidamento). 
In questo caso, come in tutti gli altri, eccezion fatta per gli arbiter calcistici, l'italiano, sua sponte, spersonalizza gli atti e volutamente ignora chi ne sia responsabile. 
Ascoltando il dibattito sulla vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi, dibattito ravvivato dall'appello di Micro Mega, impulsivamente mi sono subito domandato : Chi è che ha decretato l'affidamento di Berlusconi ai servizi sociali? 
Guai a chi s'interroghi, su questo tema in particolare, però. 
Chissà cosa avrebbe detto Antonio Conte se invece di essere l'allenatore della Juventus fosse l'avvocato di Silvio Berlusconi... 

Lo stratagemma di Matteo: il Renzionario

11 Febbraio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Da quando si è insediato a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ha adottato uno stratagemma comunicativo molto efficace quanto astuto. Fino ad oggi il politico medio italiano, di fronte ad una contestazione, rispondeva con formule tipo “chi mi ha preceduto non ha fatto/detto che cose sbagliate e per questo sono fortemente penalizzato” oppure “appena insediato ho scoperto un buco di bilancio” ecc. In altri termini si deresponsabilizzava caricando tutte le colpe del caso su altri. Questo, in seguito, s’è rivelato essere uno dei principali fattori che ha determinato l'attuale frattura tra società civile e classe politica. Il cittadino ha presto smesso di credere a quelle che suonavano sempre più come scuse ed ha finito col disaffezionarsi alla politica. Matteo Renzi invece ha adottato un nuovo vocabolario, un vocabolario molto più "smart" anche se in termini strettamente logici, di dubbia correttezza. Ci sono stati già diversi episodi in cui venivano contestati dei fatti, direttamente al premier o ad altri membri del suo governo. La contraddizione per aver scalzato Enrico Letta, dopo aver dichiarato che non lo avrebbe fatto mai, assolutamente mai. O ancora il caso Gentile, per cui la stampa ha evidenziato l'anomalia della richiesta di dimissioni per il neo sottosegretario NCD, ma non degli altri 4 sottosegretari indagati, riproponendo la cosiddetta questione del doppio pesismo del PD nell'applicazione del codice etico.
Di fronte a queste contestazioni Matteo Renzi ha saggiamente optato per non rispondere secondo costume. Invece che auto assolversi ha piuttosto ribaltato il concetto, concentrando l'attenzione sulla propria figura. Con passione invita l'interlocutore a non polemizzare ma piuttosto a sostenerlo perché è nell'interesse di tutti che abbia successo. Ragionevole, concreto, pragmatico. Rimanendo su un piano prettamente logico, questo atteggiamento sottintende, però, la probabilità che i suoi predecessori non abbiano fallito per colpe proprie ma perchè non adeguatamente sostenuti dalla cittadinanza. Anche se il vero sottinteso è che chi lo ha preceduto non ha mai lavorato in quello di tutti ma solo nel proprio, di interesse . Al di la dei rilievi tendenzialmente manichei di chi, come me, vive monitorando, ascoltando, analizzando ogni parola dei nostri politici, il new deal linguistico inaugurato da Matteo Renzi ha un notevole effetto motivante sulla popolazione. Gli Italiani, per quanto sostengano sistematicamente il contrario, hanno sempre privilegiato le forti personalità, quelle capaci di caricarsi sulle spalle il gruppo e di portarlo alla vittoria. Berlusconi ha rappresentato questa figura per anni prima che si auto delegittimasse con comportamenti pubblici e privati troppo compromettenti. Renzi, che tutto è meno che uno sprovveduto, ha studiato molto nell'ultimo lustro. Ha saputo prendere quello che di buono è stato fatto in passato, aggiungendoci la propria ricetta e l'ha presentato con un dizionario nuovo, il Renzionario.

Ora Renzi "scateni l'inferno"

19 Febbraio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

E’ ora. E’ ora che il premier incaricato Matteo Renzi tiri fuori gli attributi. L’incontro farsa con Beppe Grillo, ennesimo show sproloquio dell’ex comico (ex perché non fa più ridere), offre a Renzi un’opportunità notevole. Nonostante gli iscritti al M5S avessero espresso, a maggioranza, la volontà che il partito aprisse  un canale di comunicazione con il governo nascente, il loro leader, applicando italicamente i principi fondanti la democrazia, se n’è fregato e pur accomodandosi al tavolo, ha negato l’apertura di un qualsivoglia canale. Uscendo dall’incontro per altro, Grillo ha confermato che a suo giudizio sia impossibile dialogare con questo sistema, per chi questo sistema vuole distruggere.  L’opportunità di Renzi è dunque quella di poter dimostrare la sua leadership con autorevolezza. 
In Italia s’è sempre equivocato sul concetto di democrazia. Si è sempre creduto che democratico fosse un provvedimento che non scontenta nessuno e che favorisce tutti o quasi. 
Democrazia invece vuol dire che in una comunità di 100 persone, se 51 vogliono una cosa (eventualmente anche penalizzante la minoranza ma chiaramente nel rispetto della legge), il soccombente 49 la accetta e subisce. 
L’incontro di oggi è la dimostrazione che forse, l’ingresso a Chigi senza passare dal voto , potrebbe rivelarsi  un azzardo eccessivo per Matteo Renzi. Una legittimazione elettorale avrebbe garantito una forza d’urto decisamente maggiore alle sue iniziative. Ma ormai la frittata è fatta ed il Sindaco deve agire. 
In Italia serpeggia uno strumentale quanto ipocrita pregiudizio sulle figure autorevoli perché sistematicamente confuse, in ragione dell’invidia, con quelle autoritarie o dispotiche. Matteo Renzi, la cui autorevolezza può esser minata dalla mancata legittimazione elettorale ha ora la grande occasione di affermarla attraverso la propria iniziativa politica. E’ troppo alto il rischio che ci si impantani ancora una volta sul dibattito sui mille “forse non avrebbe dovuto”, “i retroscena consiglierebbero una riflessione approfondita”, ecc. 
A Milano si dice: hai voluto la bicicletta, adesso pedala. E pedala senza guardarti indietro Matteo, punta un obiettivo e conquistalo, senza proclami o frenetiche ricerche del consenso preventivo. A nessuno interessa lo scadenziario delle riforme. Che ci si dica che la legge elettorale o la riforma dello statuto dei lavoratori si farà in Febbraio o in Marzo non importa a nessuno. La gente è abituata e nauseata dallo Stato che promette e non mantiene, dalla PA che dice che paga i fornitori e poi non lo fa.  Il premier incaricato eviti perdite di tempo come quella di oggi con Beppe Grillo.
Non c’è nessun obbligo morale, tantomeno legale a parlare con chi ti insulta e ti considera illegittimo. Se Renzi riesce a costruire una maggioranza si impegni senza sosta a realizzare gli obiettivi della stessa, e se la legge elettorale la si facesse a Maggio non credo che nessuno si straccerebbe le vesti. 
Ma intanto, almeno una cosa, facciamola. 

Mille bolle...

11 Febbraio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Alan Friedman ha sparato l’ultimo colpo di una serie infinita di scandali e “casi” che ormai ben poco turbano gli italiani. Il libro inchiesta Ammazziamo il Gattopardo “rivela” i retroscena della fine del governo guidato da Silvio Berlusconi e l’ascesa in politica di Mario Monti.
Ieri l’homepage di Corriere.it proponeva alcuni stralci delle interviste fatte dal giornalista americano ai protagonisti di quella fase storica: Mario Monti e Carlo De Benedetti. Protagonisti in veste di Premier in pectore, Mario Monti e del gran consigliere Carlo De Benedetti. Giorgio Napolitano ha svolto delle consultazioni prima della caduta del governo Berlusconi. Ho usato l’indicativo e non il condizionale all’italiana perché le indiscrezioni di Friedman erano notizia conosciuta al tempo e sono state confermate oggi da tutti i protagonisti. 
La notizia relativa alle consultazioni sarebbe (e qui il condizionale è d’obbligo) la prova provata di un complotto ordito da King George per sabotare prima ed abbattere poi un governo eletto e legittimato da una maggioranza parlamentare. Tra giugno e luglio 2011 ricorda Monti, diversi segnali gli hanno lasciato intendere che se lo spread (che in quel periodo era in crescita attestandosi attorno ai 250 punti) fosse cresciuto ancora, il Presidente Napolitano gli avrebbe affidato l’incarico di formare un nuovo governo. In ragione di questa sensazione Mario Monti avrebbe fatto un proprio giro di consultazioni preliminari con alcuni personaggi chiave della finanza italiana, Corrado Passera e Carlo De Benedetti.
Friedman ha ricostruito quei giorni con ordine e intervistando e contro intervistando i protagonisti. Monti m’ha detto questo, lei conferma o smentisce? De Benedetti m’ha detto quest’altro. Conferma o smentisce? Il metodo è quello anglosassone, che personalmente considero quello giusto.
Conseguenza delle anticipazioni sul testo di Friedman è stata l’italicamente tipica mitragliata e contro mitragliata di vesti stracciate dall’indignazione, accuse strillate e via dicendo. Ma cosa c’è di nuovo in tutto ciò? 
Anche la sfrenata vanità di Monti che parla con eccessiva facilità e disarmante imprudenza ai microfoni di un reporter noto per la sua fame di scoop, non rappresenta nulla di nuovo.
Il sospetto che si tratti di un’ennesima bolla, magari montata ad arte credo sia lecito. Mi spiego.
La notizia apparsa sul sito del Corriere della Sera, ha occupato una posizione di notevole visibilità sull’home page del quotidiano. Eppure in serata pur essendo in onda contemporaneamente 3 programmi di approfondimento politico (Piazzapulita su La7, Quinta Colonna su Rete 4 e Presa Diretta su Rai 3), solo una, Piazzapulita, ha trattato l’argomento. 
E’ senz’altro curioso che il press corp italiano abbia trattato uno scoop così dirompente su un canale con così basso ascolto e per altro che non raggiunge neanche tutta la popolazione. In più, la scelta degli ospiti della trasmissione, condotta dal sempre più bravo Corrado Formigli (ma anche sempre più in apparente imbarazzo per il taglio scandalistico delle notizie che sembra esser costretto ad usare e che sembra essergli  estraneo) sembrava mirata a far percepire al pubblico le rivelazioni di Friedman come una solita bolla mediatica
Due i politici a commentare. Daniela Santanchè che per quanto abbia abbassato il tono (della voce), mai si sognerebbe di abbassare i toni (del dibattito) e Simona Bonafè, preparata e garbata ed in evidente difficoltà a sviluppare un ragionamento al cospetto di una sbranatrice di professione. Due politici, dicevo, tre giornalisti e il Prof. Becchi.
I tre giornalisti erano l’autore, Alan Friedman, piuttosto noto  negli anni 90 ma la cui popolarità si è consumata rapidamente. Vittorio Zucconi, voce dell’editore cui per primo era stato proposto il testo e che l’ha scartato e Peter Gomez, notoriamente critico nei confronti di Giorgio Napolitano ma se possibile, pregiudizialmente ancora più ostile a qualsiasi cosa dica Daniela Santanchè. 
Cinque persona insomma che ben poco potevano (e soprattutto volevano) approfondire e dibattere del contenuto del libro. Anche perché sia il Presidente Napolitano a Strasburgo, che Monti e De Benedetti hanno confermato quanto ricostruito e se ne sono assunti pienamente la responsabilità, argomentando le scelte fatte al tempo e spiegandone le dinamiche.
Dunque, anche se il contesto (la puntata di Piazzapulita) non fosse il più favorevole perché venisse svelato, dov'è lo scoop? 
Se poi mi si concede un po’ di malizia, come si può pensare che sia proprio RCS ad offrire l’ascia al boia per far fuori Napolitano quando il neo portavoce del presidente, Maurizio Caprara è proprio una delle penne più autorevoli del Corriere della Sera, oltre che persona trasversalmente apprezzata, rispettata e stimata, ma disponibile a pettegolezzi o chiacchiericci di palazzo?

Sport & News. Le discipline sportive nei Tg Nazionali 2013

16 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910
La copertina del rapporto Sport&News 2013.
Sfoglialo qui sotto



Immunità puerili

4 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Domenica scorsa, 1 Dicembre 2013, 12.000 giovani tifosi della Juventus hanno potuto assistere alla partita contro l'Udinese "grazie" al fatto che i settori che li hanno ospitati fossero stati chiusi come sanzione per i cori denigratori che da quelle parti erano stati pronunciati. Quella della Juventus è stata senz'altro un'iniziativa smart, innovativa e positivissima quanto alle intenzioni. Dubbia, però, quanto meno in termini di liceità. Se quei settori dovevano restar chiusi, cosi avrebbero dovuto restare, che fossero bambini, angeli o draghi a volerli occupare. La società avrebbe dovuto tenere i cancelli chiusi e le autorità (quali siano quelle competenti, lo ignoro) avrebbero dovuto vigilare prima e durante e/o sanzionare, dopo.
 "Aftermath": € 5.000 di multa alla Juventus per cori ingiuriosi provenienti dai settori occupati dagli under 13 juventini.
Oggi su La Stampa, Gigi Buffon, capitano della Juve ha così commentato: "La multa mi fa un pochino sorridere. Ci poteva stare che quei cori e quegli epiteti (l'epiteto è "merda", ripetuto ogni volta, al primo tocco di palla del portiere dell'Udinese Brkic) stonassero, ma i colpevoli non sono certo i bambini. E la punizione è eccessiva per una parola che se non è entrata nell'uso comune è di certo molto diffusa". 
Su Campioni.cn poi è stata pubblicata una "lettera aperta" di una lettrice di cui di seguito riporto uno stralcio.
 "Abbiamo sgridato questi bambini mettendoli in piazza, in tv e su tutti i giornali?
Adesso da bravi adulti, come si fa ogni volta quando un figlio fa una "marachella", perdoniamoli e diamo loro una carezza invitandoli a non farlo più e ringraziamoli comunque per l'esempio che, nonostante la loro tenera età, hanno dimostrato domenica, obbedendo ai loro accompagnatori, restando in fila aspettando i biglietti, restando in fila accedendo ai loro settori, aspettando il loro turno per andare in bagno, non lamentandosi mai del freddo che penetrava nelle ossa."
Ma proprio a nessuno è venuto da chiedersi se possa suonare come un campanello d'allarme il fatto che un settore occupato da pupi under 13 possa esprimersi con cori ingiuriosi, tanto da farlo registrare anche ad un osservatore che "la vede all'italiana"? Proprio a nessuno viene da chiedersi come potranno comportarsi questi pupi, quando una volta maggiorenni, ricorderanno tronfi, di essersi fatti multare, prova di autentico machismo, quando avevano solo 12 anni. Sarà davvero una sorpresa se quei pupi saranno, domani, protagonisti di qualche eroiche gesta da teppa 3.0? 
Quacchero ipse dixit 

L'insostenibile leggerezza dei Social

3 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 29 Novembre 2013 si è svolto il confronto tv tra i candidati segretari del PD per le primarie 2013.
Il confronto è stato ospitato da Skytg24 (sul digitale terrestre su Cielo) e si è svolto secondo un canovaccio piuttosto ingessato preventivamente concordato tra i concorrenti. 
L'esito?
Più o meno all'unanimità non è stato riconosciuto alcun vincitore quanto al merito del dibattito. I dati relativi al dibattito come evento mediatico invece sono più significativi ma analisti della comunicazione e appassionati della politica hanno di che preoccuparsi. 
Inevitabilmente si è confrontato il dato del dibattito del 29 Novembre con quello del precedente confronto tv del 12 Novembre 2012. In quella circostanza i concorrenti erano di più, con caratteristiche individuali più marcate ed espressione di diversi partiti del centro sinistra. Renzi, Bersani, Puppato per il PD, Tabacci del Centro Democratico e Vendola di SEL.
I dati d'ascolto, in quell'occasione furono:  1.842.000 spettatori complessivi (663.000 su Skytg24 e 1.159.000 su Cielo) per uno share del 6.42% (2.5% su Sky e 3.92% su Cielo).
Da un anno all'altro il confronto tv ha perso oltre metà dell'ascolto (758.000 totali contro 1.842.000) e di share (2.67% contro 6.17%).
Il dato più significativo però è quello relativo ai social media. Qui di seguito sono riportati i dati di monitoraggio dell'hashtag #IlConfrontoPd dalla sera della diretta al compimento del 3 giorno successivo. 
Sono dati davvero sconfortanti.


29.000 post ad opera di quasi 14.000 utenti sono davvero poca cosa se si vuole considerare i social network come capaci di spostare voti. D'altronde se si tiene conto del numero di tweets e followers dei candidati non c'è di che sorprendersi. 
Renzi ha 690.892 followers ed ha twittato 3.359 volte. Civati ha meno followers ma è molto più comunicativo (113.291 followers e 17.332 tweets). Cuperlo insegue a distanza siderale in quanto a followers (19.403) e post (851 tweets).
E' vero che si deve pur cominciare da qualche parte e che quello social è un fenomeno "nascente" in Italia ma il peso specifico della comunicazione politica su queste piattaforme appare ancora troppo leggero.  

Confronto PD. Commenti epistolari

30 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Riporto lo scambio epistolare seguito al confronto televisivo tra i candidati alle primarie PD.

(N.): Io cerco di scindere il"quello che dicono" dal "come lo dicono". Per cui cerco sempre di rileggere il giorno dopo le dichiarazioni fatte in tv.
 Per esempio se vi mettere a LEGGERE cosa dice Grillo la più parte delle volte troverete un cumulo di cazzate che sentendolo vi erano sfuggite (in quanto lui le racconta bene). Che poi la gran parte degli ascoltatori si faccia influenzare da come le cose sono dette e un fatto indiscutibile.
Cio' premesso. I miei commenti su cosa hanno detto.
Cuperlo odora di vecchio PCI e le sue idee in gran parte le trovo vecchie ma e garbato e colto e quindi puo' piacere. Ma non alla base ex PCI.
Civati piace perche' è concretamente brianzolo (come del resto era il giovane Berlusca,ora non piu') ma si illude che facendo le elezioni presto il PD, anche con una legge elettorale nuova il PD le vinca e invece non si consegni l'Italia al ricatto dei due psicopatici.
Renzi. Resta il piu' concreto (anche se Crozza la pensa diversamente) in quanto le tre cose che dice di voler fare (via il Senato, via le provincie,nuova legge elettorale (quale?) dovrebbero trovare il consenso di Alfano e soci e tirare avanti un altro anno con Letta e presentarsi agli elettori con qualche risultato che adesso non c'è.
Cosa ne pensate?

(C.): Mio caro notista politico, vedo che anche tu ti sei dilettato del pd show di ieri sera. Nonostante io sia appassionata della “porca politica” sono riusciti ad annoiarmi.
Le formule, le tempistiche, lo studio dei palinsesti (il venerdì aumenta lo share) trucco e parrucco dei competitors, concetti? Zero.
 Io sono rimasta ancorata alla Politica delle idee, non degli slogan.
Renzi  era imbarazzato, ormai definitivamente affermato e acclamato dal sistema mediatico. E’ presuntuoso e avrà brevissima vita politica anche grazie a King Geroge.
Civati è simpatico e dice anche cose politiche precise, ma ricorda che io sono cattolica apostolica e “conservative” e alcune cose dette dal giovane Pippo mi sconcertano, per fortuna l’anagrafe e i malanni mi impediranno di vederle.
Per finire Cuperlo, intelligente e colto, allevato alla corte di D’Alema, ha contratto la stessa antipatia del suo maestro, ha quell'aria di superiorità mitteleuropea non adatta per i calabresi, sardi, o pugliesi. Purtroppo l’Italia è una e solo una. Lo voterò, sai che io sono sempre per il contrario, compreso per la logica.

(G.): Caro N., rispondo prima a te perche' con il "terzo lato del triangolo" ho già parlato a voce!
Ieri ti ho parlato di un crescente convincimento sull'opportunità che sia Civati a guidare il Pd e Renzi un prossimo governo (e parlo a titolo personale, non in veste di osservatore che cerca di prevedere cosa accadrà).
In Renzi c'è molto dell'Obama primi tempi, quello accattivante, brillante, dotato di una notevole disinvoltura dialettica (sostenuta da trucchetti che non amo molto ma funzionano, tipo non guardare mai negli occhi l'interlocutore), quello carismatico/iconografico. Ma c'è anche molto del secondo Blair, quello più self confident, concreto (quasi cinico) e cool. Se a questo aggiungi un tocco di Italianità elitaria ma che piace anche alle mamme/nonne, il potenziale è enorme.
Ma c'è anche un grosso rischio che è l'altra faccia della medaglia delle sue qualità: Renzi è un accentratore, un catalizzatore e dunque per sua stessa natura un potenziale fattore di frattura, come lo è stato Berlusconi.
 Prima di dirti degli altri due però devo tirare una riga.
Renzi parla come se l'8 si votasse per Chigi. Renzi ha detto che dopo l'8 il governo dovrà cambiare rotta. Non ha detto "Nascerà un nuovo PD". E' abbastanza evidente che in quanto a scelta di tematiche da mettere sul tavolo ed al modo di trattarle, Renzi giochi su un piano diverso dagli altri due. E questo rafforza ancora di più la sua posizione perche' in fin dei conti alla massa di quello che succederà al PD importa davvero poco.
Tornando ai due "veri" concorrenti per la segreteria, o forse agli unici cui interessa diventare segretari per fare i segretari, Civati mi sembra quasi sincero quando parla (e qui la sparo grossa lo so). Mi sembra soprattutto uno consapevole della realtà italiana e soprattutto del partito. E' un provocatore simpatico e anche l'unico, finora, che si è esposto in un'occasione, non celebrativa o mediatica (Leopolda o simili), ma ostica e spinosa come la sfiducia alla Cancellieri. Renzi è stato più abile tatticamente perche' per primo ha detto "fossi la Cancellieri, darei le dimissioni", ma nulla ha detto prima che la si votasse, sulla sfiducia.
Cuperlo è gradevole per quello che dice e per certi versi anche per come lo dice. E' però quel tipo di blasee che 3/4 di Italia non ha mai conosciuto e molti di quell'ultimo quarto si stanno scordando di cosa significhi esserlo.
No comment la voce di Cuperlo che secondo me è un vero e proprio handicap per lui.
Chiudendo, con un commento anche al "terzo lato del triangolo".
Ho la sensazione che si stia ripetendo per l'ennesima volta quella diabolica catena d'eventi gravi, storici, congressuali, finanziari, parlamentari, borsistici ecc, che ci porterà......nowhere.
Ma ci permetterà di rimandare ancora tutto in attesa che qualche manna dal cielo caschi sui cieli italici.